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Entro l'autunno del 1988 era già stato elaborato un progetto finale che prevedeva cinque grandi tramogge vibranti, rispettivamente due per gli sfridi, una per i lingotti, una quarta per il coke e l'ultima per il calcare, tutte previste per l'alimentazione di un carrello di caricamento mobile. Il criterio su cui aveva insistito la Signora prevedeva che il caricamento avvenisse a cura di un unico operatore che gestisse tutte le operazioni da un a cabina con aria condizionata. Ogni caricamento del cubilotto doveva avvenire nel modo più preciso possibile e a tale scopo era previsto un piccolo computer che, oltre che a svolgere il programma di caricamento giornaliero, collocava automaticamente il carrello sotto ogni tramoggia dove veniva raccolto un preciso carico. Durante il funzionamento dell'impianto, veniva assicurata una continua stampa dei dati di carico che potevano essere quindi archiviati. "Il cubilotto era quindi più efficiente " ricorda la Signora, "necessitavamo di un impianto che funzionasse a 6 tonnellate ora, ma progettato in modo da poter raggiungere in futuro le 8 tonnellate. Durante questa fase venne consultato l'ispettore dell'ambiente che ci informò che, pur essendo previsto dai requisiti CEE massimo 50 ppm di emissioni solide, a Modena non si potevano accettare più di 30 ppm per un impianto e le emissioni dovevano essere invisibili".
Per adeguarsi a tali requisiti, la Belloi & Romagnoli installò un impianto di filtraggio a secco a tre fasi e un bruciatore ad ossido di carbonio. "All'inizio, nel secondo semestre del 1989, la resa del cubilotto era nei programmi. Anche il convogliatore funzionava secondo le specifiche. Gli ispettori erano soddisfatti delle prestazioni, ma continuavano a farci visita ogni mese per verificare i nostri dati e prelevare dei campioni". Quando la Signora li interpellava in merito alle procedure di ispezione, era sorpresa che la direttiva CEE non era completamente in vigore nel Regno Unito. "Controlliamo e manteniamo gli sfridi del nostro forno ad un valore inferiore ai 10 ppm e le emissioni di gas sono sempre invisibili, non accetteranno uno standard inferiore. Dobbiamo fare molta attenzione nell'acquisto dei nostri sfridi e del coke, come pure nel selezionare e rifiutare le consegne, se necessario".
"A questo punto il nostro affare era diventato molto redditizio, con una resa di 110 tonnellate alla settimana, ed eravamo ora ben equipaggiati, ma avevo già imparato che per mantenere la posizione con i clienti sempre più esigenti, non potevo prendermi alcuna pausa. Sebbene la forza lavoro fosse diminuita, nel corso degli anni, sino a 36 dipendenti, ero molto soddisfatta del fatto che i miei due figli occupassero ora cariche di responsabilità, Marco come Direttore Generale e Giuliano come Direttore della produzione. Tuttavia, riscontravo una maggiore difficoltà nel visitare lo stabilimento e stabilire rapporti d'affari con i clienti, pertanto nel 1990 ho nominato un responsabile commerciale che si assumesse occupasse di tutti gli aspetti legati alle vendite e mi rendesse conto della sua attività. Ciò non significa che ho abbandonato questa parte degli affari, ma con questa nomina ho inteso sottrarmi ai compiti giornalieri legati ai contatti, cosa che mi lasciasse tempo per le questioni strategiche".
Negli ultimi due anni sono stati aggiunti altri dispositivi nell'impianto, quali in laboratorio spettrografico, un ulteriore sabbiatrice, e soprattutto un forno a canale da 12 tonnellate. "Ciò modificò notevolmente il nostro lavoro, dato che riuscivamo ad ottenere una maggior produttività dal nostro impianto di formatura, cominciando il lavoro alle 7 del mattino invece che alle 8, nostro normale orario di inizio del
lavoro"
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